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lunedì 2 dicembre 2013

Farina nucleare: La storia del grano Creso

Una spiga di grano Senatore Cappelli
Era una notte buia e tempestosa dell'ormai lontano 1974. La guerra è ormai un lontano ricordo, il boom economico un ricordo più vicino. Si parla apertamente di crisi, di austerity e di crisi petrolifera. L'anno comincia con il dato sull'inflazione al 20%. A questo si aggiungono le profonde tensioni sociali e politiche che sfoceranno presto negli anni di piombo. Oggi parliamo di alimentazione, non di politica ed economia, ma questi fattori ebbero la loro influenza. Le abitudini alimentari dell'epoca non erano poi molto diverse da quelle attuali (forse si mangiava un po' meno carne, ma non con una differenza così rilevante). Allora, come oggi, la nostra dieta era fortemente centrata sui carboidrati. La pasta, per intenderci. L'Italia fino ad allora era sempre riuscita a produrre tutto il grano necessario al fabbisogno interno, grazie soprattutto alle coltivazioni pugliesi (vero e proprio granaio d'Italia). I tempi tuttavia stavano cambiando, complice l'aumento dei costi, dovuto soprattutto allo shock petrolifero, all'inflazione galoppante e alla sempre maggiore richiesta di materia prima, vuoi per l'aumento di popolazione, vuoi per la maggior produzione di prodotti alimentari più voluttuari della pasta e del pane.
In quella notte buia e tempestosa del '74 si decise di intervenire sostituendo il motore primo dell'intero ciclo, si decise di sostituire il cavallo sfiancato con uno più giovane e forte, a qualunque costo.
In sostanza, si decise di sostituire il grano.