Visualizzazione post con etichetta intolleranze alimentari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intolleranze alimentari. Mostra tutti i post

lunedì 16 dicembre 2013

Alimentazione e diete: Celiachia, in Italia 135.800 diagnosi, ma i malati sarebbero 600 mila

È l’intolleranza alimentare più frequente, diffusa soprattutto tra le donne (in Italia oltre 96.000 diagnosi contro le 38.600 degli uomini). Cresce l'attenzione, ma i casi accertati sarebbero solo un quarto di quelli reali. Dal ministero la mappa dei numeri, delle leggi e dei centri per gestire la celiachia.

La celiachia è l’intolleranza alimentare più frequente a livello mondiale con una prevalenza stimata intorno all’1%, considerando sia la fascia degli adulti sia quella dei bambini. La sua incidenza, però, resta ancora molto sottostimata, nonostante cresca l’attenzione a questo disturbo e, contestualmente, la normativa in materia e anche i servizi a disposizioni, tra cui punti vendita alimentari e ristoranti per celiaci.

Secondo la Relazione annuale al Parlamento del Ministero della Salute sulla celiachia (dati anno 2011), il numero teorico di celiaci dovrebbe essere intorno ai 600.0000, ma le persone a cui è stata realmente fatta una diagnosi di celiachia sono solo 135.800. Purtroppo solo un quarto di quelli stimati. I dati del 2011 che Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano trasmettono ogni anno al Ministero della Salute confermano comunque il trend di diagnosi in aumento nel tempo. E una prevalenza inferiore a quella mondiale: 1,00% circa contro lo 0,23 % italiano.

lunedì 2 dicembre 2013

Farina nucleare: La storia del grano Creso

Una spiga di grano Senatore Cappelli
Era una notte buia e tempestosa dell'ormai lontano 1974. La guerra è ormai un lontano ricordo, il boom economico un ricordo più vicino. Si parla apertamente di crisi, di austerity e di crisi petrolifera. L'anno comincia con il dato sull'inflazione al 20%. A questo si aggiungono le profonde tensioni sociali e politiche che sfoceranno presto negli anni di piombo. Oggi parliamo di alimentazione, non di politica ed economia, ma questi fattori ebbero la loro influenza. Le abitudini alimentari dell'epoca non erano poi molto diverse da quelle attuali (forse si mangiava un po' meno carne, ma non con una differenza così rilevante). Allora, come oggi, la nostra dieta era fortemente centrata sui carboidrati. La pasta, per intenderci. L'Italia fino ad allora era sempre riuscita a produrre tutto il grano necessario al fabbisogno interno, grazie soprattutto alle coltivazioni pugliesi (vero e proprio granaio d'Italia). I tempi tuttavia stavano cambiando, complice l'aumento dei costi, dovuto soprattutto allo shock petrolifero, all'inflazione galoppante e alla sempre maggiore richiesta di materia prima, vuoi per l'aumento di popolazione, vuoi per la maggior produzione di prodotti alimentari più voluttuari della pasta e del pane.
In quella notte buia e tempestosa del '74 si decise di intervenire sostituendo il motore primo dell'intero ciclo, si decise di sostituire il cavallo sfiancato con uno più giovane e forte, a qualunque costo.
In sostanza, si decise di sostituire il grano.