venerdì 17 gennaio 2014

Vivere Ecologico: Un primo sguardo alla bioeconomia

Con il termine Bioeconomia si indica una teoria economica proposta da Nicholas Georgescu-Roegen per un'economia ecologicamente e socialmente sostenibile.
Egli riteneva che qualsiasi processo economico che produce merci materiali diminuisce la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità futura di produrre altre merci e cose materiali.
Inoltre, nel processo economico anche la materia si degrada ("matter matters, too"), ovvero diminuisce tendenzialmente la sua possibilità di essere usata in future attività economiche: una volta disperse nell'ambiente le materie prime precedentemente concentrate in giacimenti nel sottosuolo, queste possono essere reimpiegate nel ciclo economico solo in misura molto minore e a prezzo di un alto dispendio di energia. Tale principio è stato definito provocatoriamente dal suo autore, Georgescu-Roegen, Quarto principio della termodinamica.
Materia ed energia, quindi, entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un'entropia più alta. Da ciò deriva la necessità di ripensare radicalmente la scienza economica, rendendola capace di incorporare il principio dell'entropia e in generale i vincoli ecologici.
Parzialmente ispirata ai concetti della bioeconomia è la Permacultura, ossia l'insieme di pratiche agronomiche che si prefigge l'obiettivo di preservare la fertilità dei campi tramite imitazione della natura.
Meglio sapremo descrivere e capire gli elementi e le strutture dei sistemi biologici nel loro complesso (e predirre le loro reazioni ai fattori esterni), più abili saremo ad usarli per sviluppare tecnologie delle quali beneficeranno l'uomo e la natura. "Bioeconomy" si riferisce all'uso sostenibile delle risorse biologiche quali piante, animali e micro organismi. Include un grandissimo numero di comparti produttivi: agricoltura, gestione delle foreste, orticoltura, pesca, acquacoltura, gestione e mantenimento dei vivai. Naturalmente include il settore del cibo e delle bevante, così come quello di legna, carta, pellame, tessile, chimico e farmaceutico e in ultimo, ma di certo non meno importante, il comparto della produzione di energia.
Uno degli obiettivi fondamentali della bioeconomy è quello della transizione da un'economia basata sul petrolio ad una basata su tecnologie biologiche sostenibili e rinnovabili. Obiettivo che, come tutte le attività in fase di lancio, offre potenzialmente grandissime possibilità di crescita e di impiego. Allo stesso tempo il maggior impegno nella ricerca, punto cardine di questa teoria, fa da base alla presa di coscienza della comunità internazionale riguardo l'alimentazione di tutti i popoli, l'accesso all'energia e all'informazione e naturalmente alla protezione dell'ambiente.
Per concludere, bioeconomia vuol dire naturalmente anche (non solo e a lungo andare nemmeno principalmente, ma attualmente è la voce più importante) coltivazioni e produzioni di alimenti biologici. E qui finalmente per l'Italia ci sono buone notizie.  Leggendo i dati del rapporto "Green Economy per uscire dalla crisi" presentato durante Ecomondo 2012 agli stati generali della green economy apprendiamo che l'Italia è la prima nazione in Europa per numero di aziende impegnate a vario titolo nel biologico con quasi 50.000 unità; finalmente, ci viene da dire, una buona notizia ed un segnale incoraggiante di inversione del trend a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, fatto di immobilismo, ritardi e mancata innovazione.
L'italia, primo produttore mondiale di ortaggi biologici, agrumi e olive conta ben 243 prodotti a marchio DOP e IGP, oltre 500 vini tra DOC, DOCG e IGT e quasi 5.000 specialità regionali, ha così dimostrato di sapersi muovere in anticipo sulle tendenze e di essere in grado di mettere in relazione la propria produzione alle esigenze del territorio secondo i più innovativi principi di economia ecosostenibile.
La qualità del pro

dotto 
biologico italiano si impone non solo nel mercato nazionale ma anche a livello internazionale, garantendosi premi e riconoscimenti ovunque nel mondo e riuscendo a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante nell'economia globale erodendo quote di mercato e profitti a danno dei grandi produttori industriali, della lobby dell'alimentare e dei grandi marchi che fino ad oggi, ma speriamo anche questo sia un trend finalmente in declino, hanno dominato il mercato mondiale dell'alimentazione.

giovedì 16 gennaio 2014

Gorilla nella nebbia: La storia di Dian Fossey

Il suo nome è ben noto a zoologi ed etologi, meno al grande pubblico che l'ha conosciuta grazie al doodle di oggi, 16 gennaio 2014. Google ha dedicato a Dian Fossey l'immagine del proprio logo, ricordando in tal modo la vita di una delle più grandi studiose dei gorilla. La Fossey nacque a San Francisco, in California, nel 1932, appunto il 16 gennaio, e morì assassinata da sicari e mandanti non ancora noti nel 1985. Nonostante le resistenze del patrigno, si iscrisse alla facoltà di veterinaria dell'Università della California, ma – dopo aver incontrato problemi con materie come fisica e chimica – passo al San Josè State College (attualmente San Josè State University) per studiare terapia occupazionale. Laureatasi, divenne direttore del dipartimento di terapia occupazionale all'ospedale Kosair Crippled Children di Louseville, nel Kentucky.
Il suo interesse per il mondo animale non si era spento, ma attendeva ancora uno spazio in cui potesse esprimersi. Ad accendere l'interesse della donna per il mondo dei primati fu George Schaller, la cui lettura convinse la giovane ad autofinanziare nel 1963 un viaggio di sei settimane in Africa dal costo di 8000 dollari. Il sacrificio economico fu probabilmente ripagato dalle esperienze che la Fossey fece nel Continente Nero. Fu durante quel viaggio che fece la conoscenza prima con il dottor Louis Leakey e la moglie Mary in cerca di fossili in Tanzania e poi – soprattutto – conobbe i gorilla. I soldi finirono e il ritorno negli States fu inevitabile. Erano passati tre anni da quell'incontro in Tanzania, ma il tempo – come si suole dire – "fu galantuomo" perché riconobbe alla Fossey passione, coraggio e caparbietà. Nel 1966 Leakey offrì alla donna la possibilità di condurre un lungo studio sui gorilla africani, ovviamente in loco. E lei accettò.
E' così che comincia e finisce la vita di Dian Fossey in Ruanda. La studiosa fonda il Karisoke Research Center, nella provincia del Ruhengeri, per osservare i gorilla nel loro habitat naturale. Mentre lei realizza il suo sogno, il padre naturale George si toglie la vita nel 1968 dopo essersi risposato. Nel 1970 arriva la fama internazionale grazie al National Geographic Magazine che invia in Ruanda il fotografo Bob Campbell per documentare il lavoro di Dian Fossey (da cui è stato ricavato anche il video di seguito). Da allora la zoologa americana non solo fa conoscere i suoi studi sui gorilla, di cui diventa una delle maggiori esperte al mondo, ma rende note anche le sue battaglie contro il bracconaggio e non solo. I nemici della Fossey aumentano, infittendo la nebbia dei sospetti che seguirà la sua morte. Si oppone ai bracconieri, ma anche agli interessi di operatori turistici che non esitano a distruggere l'habitat dei gorilla per ampliare i propri resort. E poi c'erano anche gli zoo europei che foraggiavano i cacciatori di frodo e che divennero bersaglio dell'azione determinata della primatologa. Fu così che la Fossey si rivolse direttamente alle istituzioni della Comunità Europea perché cambiassero le norme riguardanti le regole sulla cattura degli animali.


In quegli anni prosegue l'attività di ricerca, che portano la donna a scrivere uno dei pilastri della manualistica sui gorilla, Gorillas in the Mist. Poi sopraggiunge una morte improvvisa nel giorno di San Silvestro. La donna venne uccisa con un machete il 26 dicembre del 1985 all'età di quasi 54 anni. Dian Fossey, abituata a chiudersi nella sua abitazione nelle ore notturne e ad usare prudenza nell'aprire la porta di casa, deve essere stata uccisa da persone che – così supporranno le autorità – doveva conoscere bene. All'inizio viene infatti arrestato tutto lo staff in cerca di esecutori o complici. Ad oggi non si sa ancora chi sia stato l'assassino della Fossey e i dubbi continuano a spostarsi dai bracconieri (il machete viene usato per uccidere i gorilla caduti in trappola). Nel Diario di un uomo-scimmia il neurobiologo-primatologo R. Sapolsky ipotizza che il mandante potrebbe essere stato lo stesso governo ruandese.
Anni dopo il lavoro di Dian Fossey resta, per giovani e vecchi zoologi, di vitale importanza. Il campo in cui lavorò la donna è oggi in fase di ricostruzione, dopo la guerra civile del 1994 che distrusse l'area e le comunità di primati lì ospitate, trasformando poi l'area in un campo profughi. I libri dedicati alla studiosa sono tanti, ma il lavoro più significativo è quello di chi ha continuato la sua opera, come Shirley McGreal che collabora con l'"International Primate Protection League" (IPPL) che coinvolse la stessa Fossey. Dopo la sua morte, le è stato dedicato un fondo destinato alla protezione dei primati, il "Dian Fossey Gorilla Fund International". La notorietà presso il grande pubblico, al di là del doodle di oggi, è giunta grazie ad un film di successo, prodotto dalla Warner Bros., Gorilla nella nebbia: la storia di Dian Fossey, in cui la studiosa viene interpretata da Sigourney Weaver, attrice di film successo come – il più recente – Avatar
(Fonti: Wikipedia, Natural Geographic, scienze.fanpage).

Come sono fatti: Le bacche di Goji

Il Goji, dal nome latino Lycium Barbarum, proviene dalla Mongolia interna ed è un arbusto deciduo perenne della famiglia delle solanacee (stessa famiglia di melanzane, pomodori, patate, peperoncino e peperoni) che cresce su viti rampicanti.Nel paese della Grande Muraglia queste bacche sono considerate da più di 2000 anni come un alimento molto gradito ed un rimedio naturale che aiuta a mantenere l'organismo in buono stato di salute, tanto da meritarle il nome di "frutto della longevità". Infatti le popolazioni della Cina del Nord e della Mongolia Interna - grazie al loro stile di vita e alle loro abitudini alimentari - sono tra le più longeve del mondo e tra le meno soggette alle cosiddette malattie del benessere, quali malattie cardiovascolari e tumori. La loro dieta quotidiana è arricchita delle bacche di Goji, che fra tutti i frutti della terra rappresentano un vero prodigio, dei potentissimi antiossidanti. Questi frutti portentosi rappresentano un concentrato assoluto delle caratteristiche del suolo su cui crescono e una fonte nutrizionale completa per l'organismo umano, ricchissimi di sostanze nutrienti quali vitamine C ed E e minerali dalle note proprietà. Le vitamine del gruppo C ed E proteggono dai radicali liberi e dallo stress ossidativo (funzione anti-age). Il rame, il ferro, il fosforo e il manganese aiutano a regolare il metabolismo energetico. Grazie alla potente concentrazione di potassio e magnesio aiutano ad aumentare la resistenza muscolare. La combinazione vincente di zinco e cromo attiva il metabolismo dei macronutrienti offrendo un valido aiuto nelle diete.
In una singola bacca sono racchiusi tutti i principali macro e micronutrienti: carboidrati (efficaci come rinforzo e sostegno del sistema immunitario), proteine, lipidi (tra cui Omega 3 e Omega 6) e Germanio, un potente antiossidante utile per proteggere l'organismo in caso di radiazioni e coadiuvante per artrite reumatoide, ipertensione ed allergie.
Esistono diversi tipi di qualità di Goji, ma stando a recenti scoperte scientifiche la qualità "Xing Dal" risulterebbe essere la migliore per quantità di principi attivi e per composizione qualitativa. Questa qualità è lavorata artigianalmente e ciò permette di mantenere la vitalità del frutto e il valore assoluto dei suoi componenti.
Presente ad un'altitudine di 1500 metri, su un terreno non contaminato, il Goji "Xing Dal" viene essiccato naturalmente al sole, setacciato senza l'intervento di macchine e trattato con tecniche naturali in grado di mantenere e proteggere il raccolto dalla contaminazione degli insetti; questi processi naturali lo rendono un ottimo antiossidante, più di quanto possa esserlo il lampone nero o il cioccolato fondente.
Secondo la scala del grado di capacità antiossidante (tasso Orac), infatti, le bacche di Goji rapprentano il grado più elevato , 25300 contro i 7700 del lampone nero e 13120 del cioccolato fondente, alimenti noti per le loro proprietà antiossidative.
L'altopiano su cui cresce è caratterizzato da elevate escursioni termiche che vanno da +38,5°C a -15°C e da un terreno particolarmente ricco di sali minerali. Ciò fa sì che le piante che sopravvivono in questo luogo avverso sviluppano sostanze che le rafforzano e le arricchiscono di principi attivi.
La loro assunzione viene consigliata come integrazione ad uno stile di vita sano ad adulti, bambini, anziani, sportivi, vegani e - grazie al loro basso indice glicemico - a chi ha bisogno di tenere sotto controllo il proprio peso corporeo. Possono essere assunte da chiunque, da chi soffre di pallore, affaticamento visivo, gravidanza, menopausa, disturbi associati allo stress, sbalzi di umore e come integrazione ad un regime alimentare controllato. Il suo utilizzo è sconsigliato solo in casi di terapie con anticoagulanti o a chi soffre di allergia al pomodoro.
Aiutano rinforzare il sistema immunitario, a disintossicare il fegato, a migliorare la resistenza muscolare, a sostenere l'organismo durante i periodi di forte stress e a supportare l'idratazione e l'elasticità della pelle.
"Mens sana in corpore sano" dicevano i latini, in effetti la nostra condizione psico-fisica viene molto spesso determinata da ciò di cui ci nutriamo quotidianamente, facciamoci pertanto aiutare da questi alimenti provenienti dalla natura. Dal sapore dolciastro piacevole e dal colore rosso intenso, si presentano essiccate e conservate in sacchetti dalla triplice chiusura ermetica per proteggere le molecole nutrizionali e antiossidanti dalle fonti di calore e dai raggi UV.
Moltissimi studi hanno dimostrato che grazie alla disponibilità dei nutrienti forniti, queste bacche selvatiche offrono un valido sostegno nella regolazione e rigenerazione dei processi metabolici, delle risposte immunitarie e delle attività neurologiche. La loro assunzione varia da adulto a bambino, in genere negli adulti si consiglia di assumere 1-3 cucchiai al giorno, l'equivalente di 30 gr, sia a bagnomaria, da solo come frutto o a piacere aggiunto a yogurt, macedonia, riso, insalate ecc. Attenzione però, nei bambini la dose consigliata è misurata in cucchiaini e non in cucchiai, da 1 a 3 al giorno.
(Fonti: Huffington Post, Wikipedia, Salute e Benessere)

mercoledì 15 gennaio 2014

Salute e benessere - Psicosomatica: la nostra anima parla attraverso il nostro corpo

Di Antonella Miconi

Vi sono uomini e donne alla ricerca di concrete risposte a domande fondamentali, in ogni livello della società riflettono e volgono lo sguardo oltre la spuma delle onde,
Questa condicio sine qua non  per riprendere in mano le redini della propria vita pare venire compresa da un numero via via maggiore di persone.
Le coscienze collettive e individuali si aprono al senso profondo della responsabilità. Si tratta di una consapevolezza interiore, la responsabilità esiste verso noi stessi, verso le nostre azioni e ciò che ci succede.
Chi è alla ricerca si rende conto di come tutto questo abbia un prezzo e lo accetta
Ha capito e ammesso che tale responsabilità, liberatrice per l'uomo, presuppone un individuo cosciente dei propri comportamenti e delle proprie azioni, come pure del prezzo (quantunque in nessun modo punitivo).
Questo nuovo sguardo sulla vita la arricchisce di una dimensione che il materialismo aveva gravemente intaccato, ossia quella del senso e dei rapporti di causa-effetto.
Sussiste infatti un legame tra causa ed effetto, tale legame costituisce  in questo senso un rapporto certamente sottile ma ininterrotto tra i due. La continuità del legame implica a sua volta la possibilità per noi di accedere alle informazioni contenute in qualunque suo livello.
Questa constatazione logica è fondamentale, perchè indica molto chiaramente che in ogni momento possiamo leggere, capire e di conseguenza anticipare l'effetto futuro e non ancora manifesto.
...Le decodifiche non sono in nessun caso ricette, verità definitive, bensì piuttosto un incitamento alla riflessione.
Per l'Oriente la malattia indica un ostacolo nella realizzazione del Cammino di Vita. La coscienza esprime così, mediante disturbi energetici generatori di malattia, gli impedimenti alla sua piena espansione.
E' interessante constatare che la nostra epoca moderna, la quale sviluppa sempre più la comunicazione verso l'esterno, costituisce anche quella dell'allontanamento dal sè.
Cionondimeno, che lo si voglia o no le dimensioni sottili dell'essere umano si esprimono ogni giorno. Per capirle e accedere al loro significato profondo dobbiamo accettare che il loro modello sia diverso da quello del punto di vista meccanicistico.
Per l'essere unano, il legame tra di loro rappresenta un principio di coerenza. Lo dobbiamo accettare, perchè è questo il principio a permetterci di unificare la conoscenza e i suoi diversi paradigmi, non più in competizione ma complementari.
Accettare quest'idea significa concedersi di leggere il suddetto legame  attraverso il linguaggio del corpo.
Gli altri (amici, medici, psicologi, terapeuti, guide spirituali) sono in grado di aiutarci e persino curarci ma siamo noi tuttavia gli unici in grado di guarirci.
Ampliando lo sguardo e osservando l'uomo nella sua totalità fisica e temporale, saremo nuovamente in grado di collegare i vari livelli che ne compongono l'esistenza, conferendogli così la sua vera dimensione, che è in primo luogo spirituale. In questo modo potremo forse comprendere la ragion d'essere dell'uomo e, di conseguenza, i motivi del suo malessere.
L'Oriente ci propone un'immagine assai interessante per rappresentare quel particolare vettore costituito dal nostro corpo fisico e il Cammino di Vita lungo il quale procediamo.
Se accettiamo l'idea di rapporto diretto tra mente e corpo, diventa interessante conoscere il significato delle manifestazioni fisiologiche.
Queste rappresentano infatti i fulcri della nostra realizzazione, in qualunque modo essa si esprima. 
Il nostro corpo si trasforma in uno straordinario strumento di conoscenza.
Come tutte le manifestazioni energetiche del nostro mondo, la realtà umana ha bisogno del suo supporto manifesto, del suo corpo fisico per tradurre, per esprimere quanto accade nei suoi misteri più profondi.
Tutti questi fenomeni intangibili non esisterebbero, nel senso che non potrebbero essere percepiti, se non avessero la possibilità di manifestarsi.
Lo spirito umano avrebbe scarsa ragion d'essere senza la sua proiezione materializzata, ossia il corpo fisico.
L'uomo deve ricercare l'equilibrio tra corpo e spirito.
La cosa essenziale è che, tramite l'espressione del corpo, l'uomo ha, se davvero lo desidera , la possibilità di decodificare ciò che accade nello spirito.Quando il tutto funziona in maniera coerente, la realtà fisica è in armonia con la realtà spirituale dell'individuo.
Allorchè subentra una distorsione tra i due, tra il Conscio e il Non-Conscio, affiorano dei messaggi, dei segnali d'allarme.
I segnali d'allarme si esprimono in diverse modalità:

Le tensioni fisiche e psicologiche; se la persona è aperta, pronta ad ascoltare e ad accettare il messaggio a livello del Conscio, intraprenderà i cambiamenti comportamentali necessari e le tensioni spariranno. Purtroppo, abbiamo parecchie difficoltà ad essere ricettivi su questo livello.
I traumi e le malattie risultano sempre posticipati nel tempo rispetto all'origine della tensione. Questo slittamento è proporzionale alla nostra sordità, alla nostra incapacità di udire i messaggi. 
La ragione va ricercata in una sensibilità estrema che li renderebbe troppo forti  o semplicemente nel nostro rifiuto di cambiare. 
Lo slittamento si dimostra maggiore nella malattia rispetto al trauma e risulta tanto più grande quanto la tensione (o piuttosto il suo significato) viene rifiutata, in genere perchè tocca zone di altissima sensibilità nell'individuo. 
L'Oriente ci dice addirittura che quando essa riguarda punti chiave, fondamentali della persona, gli effetti si producono su piani di coscienza o incarnazioni diverse.

I traumi del corpo e degli arti; 
I traumi rappresentano uno stadio nel quale l'individuo, attraverso il Non-Conscio, è alla ricerca di una soluzione. Il trauma è per tanto un'espressione attiva, giacchè rappresenta un doppio tentativo da perte di chi lo vive. 
Il suo scopo è di caratterizzare una battuta d'arresto per l'individuo, di costringerlo a sospendere momentaneamente la sua dinamica inadatta per capire e cambiare.
Il trauma tuttavia è anche un tentativo attivo di stimolare o liberare le energie tensive che si sono accumulate a causa della distorsione interiore della persona.
Lo shock, il taglio, la slogatura, la frattura ecc. avvengono in un punto ben preciso, al fine di stimolare le energie che circolano in quel punto e/o di scioglierne il blocco.
I traumi sono attivi perchè si manifestano nello Yang e dunque in genere coinvolgono parti esterne del corpo, come gli arti, la testa e il tronco.

Le malattie organiche e psicologiche;
Siamo a uno stadio di evacuazione delle tensioni, delle distorsioni interiori qualificabile come passivo. Ci troviamo nello Yin, nelle profondità del corpo e dello spirito.
L'individuo elimina le proprie tensioni, ma questa volta rivolgendosi all'interno.
Si manifesta manifesta a conclusione del processo di Addensamento o di Liberazione, allorchè questi non si sono svolti fino in fondo o correttamente e nel momento in cui la nostra testardaggine ha paralizzato, fossilizzato le cose dentro di noi.
Tale riproduzione può tuttavia svolgersi con una conoscenza più ricca. dipenderà dalla comprensione che abbiamo avuto dell'esperienza, dalla nostra capacità  di decodificare e accettare il messaggio della malattia.
Quando la malattia è stata accettata e gestita dall'individuo, l'immunità fisica e psicologica ne esce sempre rafforzata.
A questo punto la malattia ci offre due possibilità. Anzitutto ci permette di liberare le energie tensive accumulate e in questo senso svolge un importante ruolo di valvola di sfogo.
La malattia funge infatti anche da segnale d'allarme, con una precisione analoga a quella dei traumi. Ci parla con molta accuratezza di ciò che accade dentro di noi e ci offre interessanti indicazioni per il futuro. 
Infine, essendo un messaggio passivo, costituisce una fuga, un indebolimento di chi la subisce e talvolta viene persino inconsciamente vissuta come una disfatta, una caduta.
Consciamente o inconsciamente, la malattia rappresenta una constatazione di fallimento o incapacità di capire, ammettere o addirittura semplicemente avvertire la distorsione interiore.
Non siamo riusciti a reagire, a fare in modo di cambiare o, peggio ancora, crediamo di non essere stati sufficientemente forti da resistere.
Se dopo aver recuperato impariamo la lezione, svilupperemo un'immunità interiore; in caso contrario ci indeboliremo ulteriormente e contrarremo sempre più facilmente altre malattie.
Più la tensione da evacuare sarà vecchia o pesante, maggiore risulterà la sua potenza e più profonda o grave si dimostrerà la malattia.
Nel caso dei traumi, il corpo si ripara i danni grazie al miracoloso fenomeno della cicatrizzazione. Si tratta di un fenomeno attivo, perchè a ricostruirsi sono le cellule che hanno subito un trauma o quelle del medesimo tipo. 
Nel caso della malattia, il corpo si ripara grazie al sistema immunitario, E' questo un processo passivo, nella misura in cui a intervenire sono cellule di altro tipo e non quelle malate.
L'aiuto, l'assistenza, la soluzione provengono dall'esterno, da elementi estranei dalla parte malata. 

Atti mancanti; 
Attraverso i nostri lapsus o gesti maldestri e accidentali esprimiamo e liberiamo tensioni interiori che non eravamo riusciti o non avevamo potuto liberare in altro modo.
Quest'atto è la manifestazione concreta di un tentativo di comunicazione del Non-Conscio con il Conscio. 
Si tratta di un messaggio , talvolta codificato, mediante il quale il nostro Non-Conscio esprime una tensione interiore. Indica al Conscio che il vissuto non è coerente con la sostanza, che qualcosa non funziona.
Può assumere tre forme: lapsus linguae, un gesto maldestro o un incidente più traumatico.
Se la comunicazione interiore funziona, se non è stata interrotta da un'ipertrofia  del Conscio, il messaggio giungerà attraverso tensioni fisiche o psicologiche, incubi lievi o atti mancati.
se però la comunicazione è di qualità peggiore o addirittura pressochè inesistente, la forza del messaggio dovrà aumentare.
Entreremo così nella fase accidentale o conflittuale per provocare e ottenere i traumi di cui ho parlato in precedenza.
(Fonte Michel Odoul "Dimmi dove ti fa male Glossario psico-energetico")
Ringraziamo Antonella e il suo blog nellanimoantico.blogspot.it/

martedì 14 gennaio 2014

Attualità e controinformazione: vignaiolo rischia multa e detenzione per aver rifiutato di usare pesticidi

vigna-colpita-da-flavescenza-dorata

Vi raccontiamo la storia del vignaiolo biodinamico francese che rischia una multa di 30.000 euro e 6 mesi di reclusione per non avere effettuato nei propri vigneti in Borgogna il trattamento preventivo obbligatorio per la flavescenza dorata.  Uomo coscienzioso o pericoloso criminale?

Ieri abbiamo letto su Winenews l’ennesima notizia di multe a vignaioli, la questione è seria: “Un produttore di vino da agricoltura biodinamica non esegue il trattamento sistematico contro gli insetti che causa la flavescenza dorata, e ora rischia una multa di 30.000 euro e 6 mesi di reclusione. Succede in Francia, a Beaune…” Così recita il pezzo italiano che riprende una notizia pubblicata da Decanter.com e la prima domanda che è sorta spontanea è stata: questo viticoltore ha causato danni ai vigneti dei propri vicini? La risposta è no. Emmanuel Giboulot rischia una multa ingente e la detenzione senza aver causato nessun danno, anzi, per non avere eseguito i dettami di una legge che prescrive un inquinamento preventivo da insetticidi anche in mancanza di un effettivo pericolo.
Emmanuel Giboulot conduce 10 ettari di vecchie vigne nel comune di Beaune, sottoprefettura del dipartimento della Côte-d’Or. Nella sua azienda pratica da oltre quarant’anni il regime biologico, mentre ha abbracciato la biodinamica da poco più di quindici anni ed è associato alla Renaissance des Appellations, l’associazione guidata da Nicolas Joly. La Borgogna ha un’estensione di 31 582 kmq, divisa in 15 arrondissements e 2.045 comuni, è un territorio densamente vitato e visto il pregio dei vini di Borgogna la diffusione della flavescenza dorata creerebbe problemi economici a molti vignerons e imprese vitivinicole, così quest’anno per la prima volta la Regione Borgogna ha emanato l’obbligo di trattamento preventivo dei vigneti con insetticidi sistemici o altri consentiti in regime biologico. Ma nei vigneti del Domaine Giboulot, nell’area del Beaune e in tutta la Côte-d’Or i monitoraggi non hanno rilevato la presenza dello Scaphoideus titanus, l’insetto originario del nord America considerato vettore della flavescenza dorata. Anche su questo tra l’altro le opinioni sono molteplici.
Emmanuel GiboulotMa se le vigne del Domaine sono sane e non ci sono stati danni ai vigneti dei vicini in base a cosa è scattata la denuncia? Nel corso di uno dei tanti controlli di prassi alla domanda se avesse fatto il trattamento per la flavescenza Giboulot ha risposto di no motivando la sua decisione.
Così ci ha spiegato: “In agricoltura biodinamica è consentito il trattamento insetticida con il piretro verde al posto degli insetticidi sistemici, ma è un insetticida non selettivo e trattando il vigneto avrei ucciso al tempo stesso molti degli insetti presenti, quelli nocivi, ma anche quelli antagonisti della cicalina e di altre malattie. La biodiversità nei miei vigneti è importante per l’equilibrio generale, certi vigneti non hanno visto trattamenti sistemici da 40 anni e sono perfettamente sani. Alcuni dei miei vigneti a Beaune si trovano vicini a una casa e anche se il piretro ha una decadenza molto veloce non è neutro. In luglio quando tutti trattavano nei vigneti la presenza dei pesticidi nell’aria era chiaramente avvertibile.”
Il vignaiolo doveva scegliere se attenersi alla legge o comportarsi secondo la propria coscienza ben sapendo che i pesticidi sistemici o  naturali che siano hanno un effetto sulla salute dell’uomo e dell’ambiente (tant’è che in Francia il Parkinson è stata inserita tra le malattie professionali per gli agricoltori esposti a pesticidi). Ha scelto di comportarsi con serietà e competenza contadina controllando con meticolosità e costanza i propri 10 ettari di vigneto nei momenti in cui si può rilevare la presenza di questo insetto e pronto ad intervenire con i trattamenti ma anche con l’estirpo delle piante contaminate se ve ne fosse stato il bisogno.
Gli abbiamo chiesto se questo lavoro di monitoraggio sia possibile secondo lui in un’azienda di maggiori dimensioni: “Certo – ci ha risposto – non è neppure troppo impegnativo economicamente: prima della vendemmia è facile osservare i sintomi e una squadra di 20 persone può monitorare aree molto vaste. E’ il lavoro meno caro e più efficace che si può fare per prevenire la diffusione della flavescenza dorata in questo momento”. Quindi rimane una questione di volontà e di scala di valori, per qualcuno la salute dell’ambiente e delle persone è meno importante dell’economia di un’area.
Giboulot ha ricevuto una notifica che lo invitava a presentarsi davanti al tribunale di Digione il 10 novembre perché non ha applicato il trattamento insetticida nelle sue vigne, impossibilitato a presentarsi in quella data è ora in attesa di una nuova convocazione. Personalmente mi auguro che questa coraggiosa autodenuncia di Giboulot possa servire ai cittadini e all’opinione pubblica per porsi qualche domanda sulle nostre leggi e le nostre istituzioni che vedono un criminale e un nemico in persone che con competenza e coscienza non si comportano in modo dannoso per la collettività. Mi torna in mente quella frase di Brecht “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”. I tempi sono altri, ma la capacità di comportarsi secondo la propria coscienza è ancora un valore.
(Fonte: Sorgentedelvino.it)

lunedì 13 gennaio 2014

Alimentazione e diete: Olio di palma, il primo tra i misteriosi grassi vegetali

L’olio di palma, a lungo secondo dopo l’olio di soia, è diventato il grasso più usato al Mondo, non solo in alimentazione. E finalmente è citato sulle etichette. Ma leggere le etichette non basta per capire: consumatori e anche nutrizionisti dovrebbero informarsi-informare sulle vere caratteristiche degli alimenti, a cominciare dai reali componenti nutrizionali. Oli e grassi ricchi di a.g. saturi (NV 2012)
Iniziamo col dire che l'attuale demonizzazione dell'olio di palma è un atteggiamento, anche per un naturista, eccessivo sul piano nutrizionale, e illogico sul piano storico, visto che anche noi Italiani, nonostante la tanto strombazzata “civiltà dell’olivo”, abbiamo usato per molti secoli, dalle origini fino al 1960, come principali grassi di cottura soprattutto lardo e strutto.
L’olio di palma non è certo un grasso d’uso casalingo, almeno in Europa, ma solo industriale e commerciale (industria alimentare, ristoranti, friggitorie, mense). Non ha fatto mai parte della nostra cultura antropologica, e questa non è una esortazione a utilizzarlo. Se qui se ne parla è solo per chiarirci le idee dal punto di vista scientifico (così che il “ripasso” sarà utile per capirne di più anche degli altri oli e grassi), dato che si trova sempre più spesso anche negli alimenti biologici e naturali.
Olio di palma grezzo solidoDiciamo che nell'ambito della produzione alimentare industriale, che comunque dovrebbe essere consumata nella minor quantità possibile, l'olio di palma ha una sua funzione, che non va criminalizzata. Soprattutto perché  ha una composizione chimica sorprendente che ne fa un grasso più protettivo o meno rischioso del burro nelle cotture, soprattutto se l’olio usato è allo stato grezzo e solido (“red palm oil”). Chi lo osteggia su internet dovrebbe a maggior ragione boicottare il burro, che come si vede nella tabella ordinata in ordine crescente di acidi grassi saturi, cioè a rischio, e in ordine decrescente di acidi grassi insaturi, cioè “protettivi”, ha parametri nettamente inferiori nelle due classi di acidi grassi protettivi mono e polinsaturi, e privilegiare addirittura il lardo, che ha il 66% di acidi grassi protettivi e solo il 33% di saturi, neanche tutti dannosi (ma che ovviamente è improponibile per una dieta vegetariana e men che meno vegana).
Potremmo chiederci, quale grasso che non sia di palma può resistere alle difficili condizioni ambientali della cottura industriale e della produzione a caldo,dell’ossidazione dovuta a immagazzinamento, calore prolungato (sole, luce battente), e a conservazione all’aria in scatole non a perfetta tenuta – come dadi per brodo, biscotti ecc. – per  lunghi mesi a contatto con luce e temperatura ambiente? La risposta non è così scontata.
E’ peggiore, se possibile, valutando il periodo di decadimento in proporzione al costo, l'utilizzo poco accorto di olii più naturali e salubri: oli vergini di oliva, girasole, mais, cartamo, vinacciolo, sesamo, noce ecc. (se “di spremitura a freddo”) venduti in bottiglie trasparenti o alle alte temperature di erboristerie, negozi bio (un po’ più freschi) e supermercati, comunque fuori della “catena del fresco”, e nelle case sempre lasciati al caldo della cucina e a contatto con aria e luce (oliera), quindi predisposti alla rapidissima ossidazione e  alla produzione nel nostro organismo di pericolosi radicali liberi, in quanto sono i grassi più instabili e delicati. Nella maggior parte dei cibi industriali questi oli, ricchi di acidi grassi mono e polinsaturi, quindi rapidamente deteriorabili, in quelle difficili condizioni si irrancidirebbero nel giro di ore-giorni-settimane, nonostante i sitosteroli protettivi, producendo perossidi, cioè radicali liberi, e poi idrocarburi, aldeidi e acidi tossici e di sapore sgradevole. A meno di non aggiungere i soliti additivi antiossidanti industriali (tipo BHT, butil-idrossitoluolo e BHA, butil-idrossianisolo), che si usano anche quando nelle torte pronte o nei panettoni c’è il delicatissimo burro.
In questi casi (produzione industriale, magazzini, trasporto ecc.) non resta come male minore che l’olio di palma, stabile alla frittura, ad ogni genere di cottura e alla perossidazione lipidica da ossigeno-luce-calore, e anche il più economico. Così inossidabile che, anche se può sembrare incredibile, un orcio di terracotta con tracce di olio di palma è stato trovato da archeologi ad Abydos in una tomba egizia di 5000 anni fa, (FRIEDEL MC. Comptes rendus. On fatty materials found in Egyptian tomb in Abydos. vol. 24,648,1987). Olio che, volendo, può essere anche acquistato nella forma grezza e solida, utile nelle creme che non si devono sciogliere ma rimanere pastose.
Olio di palma grezzo e puro (in commercio)E sul piano puramente nutrizionale? Non è terribile come lo dipingono. L’olio di palma ha un rapporto saturi/insaturi inferiore a 1 (0.9). Accanto al 47% di a.g.saturi (tanti, certo) ha ben il 51.5% di a.g. insaturi protettivi, cioè circa il 39% di monoinsaturi (acido oleico, tipico dell'olio di oliva, che però ne ha il 70%) e il 12% di polinsaturi, soprattutto linoleico. Tanti, anzi ancora di più, questi protettivi, ma nessuno lo dice. Ben il 51.5% di grassi protettivi – che il burro si sogna (solo 26.5%), ma che lardo e strutto addirittura superano (oltre alla minore percentuale di a.g. saturi), e infatti sono i primi in classifica nella tabella.
Ci sono i saturi pessimi, quelli mediocri e quelli addirittura buoni, cioè protettivi. Insomma, non tutti gli acidi grassi saturi sono uguali. Vero è che l’abbondante acido palmitico (43-47%) dell’olio di palma è il suo vero limite nutrizionale, perché è un acido a catena lunga che isolato e dato ai topi ha mostrato in studi sperimentali di laboratorio un più alto rischio aterogenico e ipercolesterolemico e perciò cardiovascolare. Il burro, invece, ha solo il 21.6% di palmitico, e ha gli acidi laurico e miristico, saturi sì ma a catena media, quindi neutri rispetto al rischio detto, più l’acido butirrico, a catena corta, che pur essendo saturo è addirittura protettivo (è il medesimo che si forma per fermentazione delle fibre nel colon). Ma il burro, non dimentichiamolo, ha pur sempre solo la metà dei protettivi a.g. monoinsaturi dell’olio di palma.
Quando invece diamo all’uomo, non ai topi, non l’acido palmitico isolato ma l’olio di palma intero, a dimostrazione che ogni alimento naturale e integrale è un complesso bilanciato, non si verifica alcunché di negativo. Innanzitutto, l'olio di palma, come tutti i grassi vegetali, è privo di colesterolo, a differenza di burro e lardo. E il più alto colesterolo nel sangue che l’acido palmitico dovrebbe favorire ? La ricerca biologica più accreditata ormai è orientata nel senso che l’olio di palma si comporta all’atto pratico in modo neutro o addirittura favorevole verso i parametri lipidici, cioè non aumenta, anzi, spesso riduce sia il colesterolo totale, sia le pericolose LDL; mentre non innalza i trigliceridi. Quindi un’azione del tutto neutra, se non positiva.
STUDI. Nel classico studio di Sundram e Hornstra (in doppio cieco e crossover), in 38 volontari maschi la sostituzione del 70% dei grassi animali e oli idrogenati di una tipica “dieta olandese” con olio di palma, che è privo di colesterolo e acidi trans-saturi, non ha modificato il colesterolo totale nel sangue, ma ha aumentato dell’11% le HDL protettive, diminuito dell’8% le dannose LDL, aumentato del 4% le apolipoproteine A1 (legate alle HDL) e diminuito del 4% le apolipoproteine B (LDL). Tutti miglioramenti modesti ma significativi, che provano che quando l’olio di palma sostituisce la maggior parte dei grassi animali o trans-saturi in una dieta, non apporta nuovi rischi ma anzi può addirittura ridurre il rischio cardiovascolare (SUNDRAM K, HORNSTRA G, HOUWELINGEN AC, KESTER ADM. Replacement of dietary fat with palm oil: effect on human serum lipids, lipoproteins and apolipoproteins. Br J Nutr 1992, 68, 671-692).
In un esperimento su volontari della Malesia con diete alternate a base di oli di cocco, palma e mais, mentre l’olio di cocco alzava il colesterolo totale del 10%, l’olio di palma riduceva tutti i valori: colesterolo totale -19% (mais -36%), LDL -20% (mais -42%), HDL -20 (mais -26%). Il rapporto LDL/HDL non era modificato dal cocco, ma era abbassato dalla palma (-8%) e ovviamente ancor più dal mais (-25%). I trigliceridi nel sangue non erano modificati dalla palma, ma ridotti dal mais (NG TK, HASSAN K, LIM JB, LYE MS, ISHAK R. Nonhypercholesterolemic effects of a palm-oil diet in Malaysian volunteers. Am J Clin Nutr 1991,53,4,1015S-1020S). Quindi anche qui un comportamento da neutro a favorevole, e comunque non negativo.
Olio di palma raffinato e frutti con semi visibiliSul piano produttivo, legislativo e commerciale, invece, i problemi ci sono, eccome. Innanzitutto  l’olio di palma assume in commercio gli aspetti e le forme più diverse, tanto da disorientare noi Europei: grezzo, rosso e pastoso in barattoli, più di rado solido e giallo in panetti biancastri come il burro (attenzione che non sia idrogenato: è molto usato come margarina), semifluido e rossiccio allo stato naturale (“Pure Crude Palm Oil”). ma più di frequente in Europa in contenitori di liquido giallo e fluido come un qualunque olio di semi (“olio di palma frazionato”, “Superoleine”) destinato alle friggitorie e ai ristoranti. E’ il tipico “olio di palma bifrazionato” e raffinato, che ha una composizione percentuale in teoria più accettabile: 37% a.g. saturi, 41.1 a.g. monoinsaturi, 13.5 a.g. polinsaturi. Peccato che sia stato ottenuto per raffinazione chimica frazionata, quindi con un procedimento altamente tecnologico e pochissimo naturale, e soprattutto che abbia perso tutti i suoi preziosi antiossidanti rossastri dello stato solido o pastoso, grazie all’abbondanza di beta-carotene e altri carotenoidi, e il profumo particolare (per alcuni di violetta).
Insomma, quello che era in origine allo stato naturale un grasso tutto sommato discreto e ricco di antiossidanti, viene uniformato, banalizzato e spersonalizzato in modo da somigliare a un qualsiasi oliaccio industriale. Ma, ripetiamo, non è un difetto dell’olio di palma, quanto della tecnologia esasperata che lo ha trasformato e reso artificiale, comune a tutti gli oli di semi industriali. Così, alcuni naturisti americani hanno preso l’abitudine di andare a cercarsi sul mercato web il “red palm oil”, l’olio di palma rosso e naturale (v. immagine), ricco di proprietà antiossidanti e protettive che insieme con i tanti acidi insaturi evidentemente bilanciano in modo efficace nel nostro organismo l’eccesso di acido palmitico.
L’olio di palma grezzo, cioè non raffinato, contiene infatti una grande quantità di antiossidanti, molto più della carota: circa 30.000 mcg di beta-carotene (responsabile del colore rossiccio), 24.000 mcg di alfa-carotene e 33.10 mg/100 g di vitamina E alfa-tocoferolo. Oltre a coenzima ubiquinone Q10, squalene ecc. Un peccato che la raffinazione distrugga tutta questa ricchezza, solo per permettere alle friggitorie e ai ristoranti popolari di tutto il Mondo di cuocere cibi orribili e insani a poco prezzo! Il burro è dotato di quantità decisamente minori di antiossidanti: retinolo 906 mcg, beta-carotene 146 mcg, vitamina E alfa-tocoferolo 2.40 mg (IEO, Inran).
Inoltre le norme non sono chiare. I produttori ne approfittano, indisturbati, per mescolare spesso all'olio di palma l’olio di palmisti, cioè l’olio del seme del frutto della palma, che è un grasso completamente diverso per composizione, aspetto (è bianco, non avendo i carotenoidi) e gusto, e assomiglia molto all’olio di cocco. Nella tabella in alto l’olio di palmisti ha l’82% di acidi grassi saturi, un’enormità, e appena il 15% di monoinsaturi. Dovremmo ottenere leggi internazionali che vietino ai produttori di mescolare due grassi così diversi, palma e palmisti, senza denunciarlo in etichetta, specificando anche il contenuto percentuale in acidi grassi della miscela. Per fortuna nella sfortuna, però, gli a.g. saturi dell’olio di palmisti pur essendo sovrabbondanti sono migliori qualitativamente di quelli dell’olio di palma: costituiti da poco acido palmitico, un a.g. a catena lunga, ad alto rischio (6.5-9%), e invece per lo più da a.g. saturi a catena media come il laurico (47-51.5%) e il miristico (15.5-17%) che sono piuttosto neutri, cioè non provocano danni ateromasici e ipercolesterolemici nell’organismo.
Insomma, è bene far entrare in testa ai consumatori che la natura dei grassi è complessa, e anche la natura dell’intera “alimentazione naturale”. E’ sbagliato dire “grassi saturi” in generale per dire il peggio da criminalizzare. Bisogna vedere i dettagli, cioè le quantità in cui i diversi acidi grassi saturi sono presenti in ciascun grasso (di palma, di palmisti, di cocco, lardo, strutto e burro). Negli a.g. saturi bisogna distinguere tra a.g. saturi a catena corta (protettivi), a.g. a catena media (neutri), a.g. a catena lunga, dannosi. E poi, a che serve usare in alternativa preziosissimi oli extra-vergini di prima spremitura a freddo (tanto più che se ne possono consumare pochi grammi al giorno), quando sono ossidati da calore, luce e ossigeno? Anzi, diventano produttori di radicali liberi più dei grassi saturi!
Alla fin fine, il bilancio dell’olio di palma, anche in dettaglio, è sostanzialmente neutro o leggermente positivo, non certo allarmante. Comunque per la cottura ad alta temperatura (frittura), specialmente se è grezzo, l’olio di palma è preferibile come parametri addirittura al burro e agli oli di semi, che si degradano facilmente al calore.
Non criminalizzare nulla di ciò che è naturale e lungamente sperimentato dall’Uomo. Noi, da parte nostra, continuiamo a consigliare di consumare per il (tanto) cibo crudo e per il (poco) cibo cotto che ci sono necessari ogni giorno quantità misurate di ottimo olio extra-vergine di oliva. Però trattandolo bene, cioè assicurandoci non tanto che sia biologico o no, piuttosto che produttori e commercianti l’abbiano prodotto a bassa temperatura e conservato al buio e in catena del fresco, che sia non in oliera ma in bottiglia scura o coperta di alluminio, chiusa non col sughero ma col tappo a vite sempre ben serrato, conservato in cantina o in analogo ambiente fresco e buio, non in cucina… Queste sono le condizioni davvero importanti. Altrimenti – nelle piccole quantità consentite per i grassi di condimento (il consiglio empirico per una persona normale sana ma sedentaria è di non superare i 2 cucchiai da minestra a pasto di olio crudo; ma per molti soggetti sovrappeso anche meno) – andrebbe bene tutto, perfino gli oli di semi raffinati e l’olio di palma.
Tutti gli altri grassi della Tradizione (lardo, strutto e burro, quest’ultimo rigorosamente solo crudo) possono essere usati soltanto di tanto in tanto o eccezionalmente, se si vuole. O anche mai (naturisti stretti, vegan): non sono certo necessari. E per i non vegetariani o non naturisti? “Orribile a dirsi”, lardo e strutto sono molto meglio del burro nella cottura: le cifre della tabella parlano chiaro. E anche gli oli di semi non raffinati, certo, vanno usati (peccato gli altissimi prezzi…) purché non abbiano mai lasciato la “catena del fresco”, condizione rarissima. E anche i migliori oli di semi nella frittura si decompongono facilmente e producono radicali liberi, tanto da essere ben più rischiosi dell’olio di palma. Ma non gridiamo allo scandalo se nei cibi industriali o degli esercizi pubblici (fritture, biscotti, creme spalmabili, grissini, margarina, dadi per brodo ecc.) c’è l’olio di palma (purtroppo raffinato, questo piuttosto lo scandalo). Perché per il consumatore eccezionale non sono affatto un rischio quei pochi grammi una volta all’anno! E’, semmai, il complesso dei cibi artificiali e industriali ad essere alla lunga rischioso, anche senza olio di palma, se condiziona la nostra dieta abituale. E perciò dobbiamo consumarli molto di rado gli alimenti industriali. E, anzi, chi grida troppo fa sospettare che abbia intenzione di mangiarli spesso…
Diverso e fondamentale invece il discorso ecologico che abbiamo appositamente lasciato per ultimo. La vera motivazione della campagna anti-palma dovrebbe essere ambientale, mentre in realtà è politica. E’ vero che la dissennata deforestazione per impiantare sempre nuove coltivazioni di palma da olio sta distruggendo l’ambiente originario e le foreste dell’Asia, più amate dagli Occidentali che dagli Orientali, tanto che i rari oranghi sono in via di sparizione.
(Fonte: Alimentazione Naturale Blog)

sabato 11 gennaio 2014

Ricette vegetariane: Biscotti al muesli e arance

La curiosità
Sicuramente il medico svizzero Maximilian Bircher-Benner quando nel 1900 inventò il muesli per i suoi pazienti non avrebbe mai immaginato di diventare famoso. Bircher elabora una nuova teoria, il crudismo, che mette in primo piano l'alimentazione nella cura di alcune malattie. In particolare sottolinea l'aspetto benefico di una dieta a base di alimenti naturali integrali. Da qui la celebre miscela costituita di fiocchi di cereali, frutta secca e semi oleosi.

Ingredienti per quattro persone
200g di farina di muesli
100g di farina semi integrale
2 uova
3 cucchiai di malto di mais
3 cucchiai di olio di mais
1 vasetto di marmellata di arance
100g di mandorle pelate
arancia per decorare

Preparazione
In una capiente terrina versate la farina di muesli e quella semi integrale. Aggiungete le uova intere, l'olio e il malto. Amalgamate il tutto velocemente. Il composto deve risultare ben miscelato e non si deve sbriciolare, in caso aggiungete un po' di latte di riso tiepido.
Lasciate riposare la pasta per 30 minuti, quindi formate dei dischetti. Alcuni rimarranno come base per il nostro biscotto ripieno, altri dovranno essere bucati al centro con l'aiuto di uno stampino più piccolo e sovrapposti a quelli che faranno da base. Sistemate al centro un poco di marmellata e due mandorle.
Infornate per 20 minuti a 180°. Decorate con fettine di arancia fresca.



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Ricette Vegetariane per Tutti i Giorni è un manuale che propone tante ricette semplici, accattivanti, tutte sperimentate e suddivise tra antipasti, primi, secondi, dolci e frutta, illustrate da bellissime fotografie e arricchite da curiosità, varianti e importanti consigli per la loro realizzazione. 
La cucina naturale e vegetariana è ricca di gusto e fa bene alla salute!

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