
Egli riteneva che qualsiasi processo economico che produce merci materiali diminuisce la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità futura di produrre altre merci e cose materiali.
Inoltre, nel processo economico anche la materia si degrada ("matter matters, too"), ovvero diminuisce tendenzialmente la sua possibilità di essere usata in future attività economiche: una volta disperse nell'ambiente le materie prime precedentemente concentrate in giacimenti nel sottosuolo, queste possono essere reimpiegate nel ciclo economico solo in misura molto minore e a prezzo di un alto dispendio di energia. Tale principio è stato definito provocatoriamente dal suo autore, Georgescu-Roegen, Quarto principio della termodinamica.
Materia ed energia, quindi, entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un'entropia più alta. Da ciò deriva la necessità di ripensare radicalmente la scienza economica, rendendola capace di incorporare il principio dell'entropia e in generale i vincoli ecologici.
Parzialmente ispirata ai concetti della bioeconomia è la Permacultura, ossia l'insieme di pratiche agronomiche che si prefigge l'obiettivo di preservare la fertilità dei campi tramite imitazione della natura.

Uno degli obiettivi fondamentali della bioeconomy è quello della transizione da un'economia basata sul petrolio ad una basata su tecnologie biologiche sostenibili e rinnovabili. Obiettivo che, come tutte le attività in fase di lancio, offre potenzialmente grandissime possibilità di crescita e di impiego. Allo stesso tempo il maggior impegno nella ricerca, punto cardine di questa teoria, fa da base alla presa di coscienza della comunità internazionale riguardo l'alimentazione di tutti i popoli, l'accesso all'energia e all'informazione e naturalmente alla protezione dell'ambiente.
L'italia, primo produttore mondiale di ortaggi biologici, agrumi e olive conta ben 243 prodotti a marchio DOP e IGP, oltre 500 vini tra DOC, DOCG e IGT e quasi 5.000 specialità regionali, ha così dimostrato di sapersi muovere in anticipo sulle tendenze e di essere in grado di mettere in relazione la propria produzione alle esigenze del territorio secondo i più innovativi principi di economia ecosostenibile.
La qualità del pro
dotto biologico italiano si impone non solo nel mercato nazionale ma anche a livello internazionale, garantendosi premi e riconoscimenti ovunque nel mondo e riuscendo a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante nell'economia globale erodendo quote di mercato e profitti a danno dei grandi produttori industriali, della lobby dell'alimentare e dei grandi marchi che fino ad oggi, ma speriamo anche questo sia un trend finalmente in declino, hanno dominato il mercato mondiale dell'alimentazione.
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